AI per il retail manager: problema da affrontare o aiuto imprescindibile?

Lo snodo è di quelli cruciali, e prende il nome di “decisioni”. Parola solo in apparenza semplice, dato che nasconde un universo complesso e complicato.

In un banale schema del mondo retail, le decisioni si trovano tra il retail manager e i clienti. Complice la contemporaneità – un orizzonte completamente globalizzato, forme sempre più imprevedibili di instabilità geopolitica, presenza sempre più profonda del digitale – le decisioni che il retailer deve prendere, ad ogni passo, sono sempre più intricate. La stagionalità è sempre più liquida, la domanda subisce cambiamenti improvvisi, i costi dei fornitori e della logistica fluttuano in continuazione; soprattutto, i competitor sono scatenati – complice anche l’ascesa degli eCommerce.

Di fronte a questo panorama, ogni nuovo strumento che potrà entrare nell’ufficio del manager per aiutarlo a fare la previsione corretta, e quindi la decisione giusta, sarà sempre più il benvenuto.

È a questo punto che si alza il sipario ed entra l’AI.

L'AI è un aiuto imprescindibile nel nuovo panorama retail... oppure è solo fonte d'ansia?Dal dato al forecasting: come l’AI sarà la leva per le scelte migliori

Oggi, ogni decisione non pienamente supportata dai dati (e da una profonda analisi di questi) corrisponde fondamentalmente a una decisione presa alla cieca.

Gli algoritmi AI situano il loro lavoro tra un flusso di dati sempre più denso e ramificato e le decisioni aziendali. Gli strumenti predittivi basati su insight che solo l’intelligenza artificiale può generare – perché i dati sono tantissimi e correlati da legami non discernibili al ragionamento umano – sono il ponte per migliorare every thing retail, ogni singola scelta del retailer. 

Facile? Circa.

Servono gli applicativi giusti, la capacità di capire cosa gli algoritmi hanno da dirci, dati puliti e coerenti in gran quantità. 

In particolar modo, quest’ultimo punto può rivelarsi un ostacolo per l’implementazione dell’AI: quanti retailer possono usufruire di dati sufficientemente puliti e coerenti per ottimizzare le campagne suggerite dagli algoritmi di intelligenza artificiale? 

Applicativi, dati, fiducia: mettiamo comunque che si riesca a soddisfare questi tre punti. Non dovrebbe restare altro da fare che aspettare l’arrivo di soluzioni dedicate a rispondere alle tue necessità, e il gioco è fatto. Il fatturato? Pure.

In realtà, resta un ulteriore passaggio da fare. Perché come sempre succede, ogni volta che si profila all’orizzonte un’innovazione tecnologica importante, gli addetti al settore di dividono in due schieramenti opposti – fautori ad ogni costo VS scettici.

Tra questi ultimi, si annoverano anche quelli che sono impauriti dall’innovazione.

Non è un caso che, con l’ascesa dell’AI, si stia assistendo anche a fortificarsi di una nuova paura, che ha preso il nome di AI anxiety

Uno studio compiuto su 1000 americani impegnati in lavori d’ufficio ha ottenuto dei dati decisamente interessanti. L’adozione dell’AI nel 92% dei luoghi di lavoro ha avuto, secondo gli intervistati, effetti generalmente positivi (76%), ma restano preoccupazioni legate alla possibile obsolescenza di certe posizioni (per il 75%), all’impatto negativo sul salario (72%), agli ostacoli agli avanzamenti di carriera. In particolare, riguardo a quest’ultimi, le cause sono individuate nella temuta incapacità di aggiornarsi sull’uso dei nuovi strumenti (67%) e nel rimanere indietro nel caso non si usino gli strumenti basati sull’AI (65%). (Fonte: How organizations can stop skyrocketing AI use from fueling anxiety, ey.com)

Proviamo allora a leggere il sentiment dominante tra i retailer con i quali ci confrontiamo ogni giorno. Abbiamo notato che gli elementi di inquietudine sono riconducibili a tre categorie:

  • La paura di non riuscire ad esserci. Non c’è giorno che passa che non esca la notizia su una nuova, mirabolante impresa dell’intelligenza artificiale, e non parliamo soltanto del settore retail: sui quotidiani, sui media in genere, sulle piattaforme social (e tanto più su quelle legate al mondo del lavoro) l’AI ha monopolizzato il dibattito, e se in principio era ChatGPT, ieri è stato Gemini, oggi è Sora, e domani chissà cos’altro sarà. Ad ogni step tecnologico, gli stessi di cui sopra lasciano trapelare le prospettive più cupe: non ci sarà più lavoro per i copywriter, non ce ne sarà più per attori e videomaker, e via così. La paura di diventare obsoleti, c’è, e benvenuta ansia da AI.
  • La paura di essere in ritardo. Chiamiamola FOMO, chiamiamola “stare ai blocchi di partenza in attesa del fischio di inizio”, il risultato è lo stesso: sembra che tutti si stiano dando da fare con algoritmi, prompt e applicazioni incredibili, e la mia azienda? Niente, non facciamo niente: siamo ancora su Excel.
  • La paura tecnica. “Come faccio a scegliere la piattaforma giusta?” “Come posso essere certo di avere sufficienti dati per alimentarla? E che questi siano puliti e coerenti?” “Come posso interfacciare all’AI i gestionali che già utilizzo?”

Lascia che ti diciamo una cosa: ti capiamo!

Il retailer può trarre vantaggio dall'uso di AIKonvergence sa quello di cui hai bisogno

Lavoriamo dal 2007 nel campo degli applicativi per il retail, e tutte le tue paure sono giustificate. La sensazione che non sia tutto oro quel che luccica, da una parte e l’ansia da prestazione dall’altra, non possono che portare una certa confusione.

In particolare, siamo consci del fatto che l’implementazione di una nuova tecnologia non sia uno step che si può fare senza investimenti, e che alla sua adozione si frappongano ostacoli tecnologici, strutturali, ma anche umani – la diffidenza, la ritrosia, il “si è sempre fatto così”.

La soluzione è quella di scendere nel pratico e scoprire cosa l’innovazione possa fare per te. Per questo, nel prossimo articolo ti presenteremo un’idea di utilizzo dell’AI generativa.

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